Parole d'inchiostro – Laboratorio di scrittura

21/03/2012

Hemingway: i personaggi

Filed under: citazioni,scrittura — cristinabiasini @ 09:30
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Corey Stoll è Hemingway in "Midnight in Paris"

I protagonisti delle sue storie sono sempre ispirati a persone che lei ha conosciuto?

Ovviamente no. Questo vale solo per alcuni, certo, ma di solito invento i personaggi sulla base della mia esperienza, di ciò che conosco e di quanto ho capito della gente.

Potrebbe spiegarci il processo che trasforma una persona reale in un personaggio di fantasia?

Se le rispondessi, quest’intervista farebbe la fortuna degli avvocati in cerca di cause per diffamazione.

Lei distingue, come fa E. M. Forster, tra personaggi “piatti” e personaggi “a tutto tondo”?

Quando si prova a descrivere qualcuno, ne esce un’immagine piatta, come una fotografia, e dal mio punto di vista non si è ottenuto niente di buono. Se invece lo si costruisce mettendo insieme tutto quello che si conosce di lui, il personaggio acquisisce profondità.

Dall’intervista di George Plimpton “Ernest Hemingway. L’arte della narrazione” (1958), in The Paris Review. Interviste – vol. 1,  trad. di Franca Valente, Fandango, Roma 2009, pp. 47-73.

19/03/2012

Presentazione di “Parole d’inchiostro”

Filed under: parole d'inchiostro — cristinabiasini @ 18:02
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Foto di Hugo

Come funziona il laboratorio di scrittura? Si ascolta, si parla, si prendono appunti, si pensa, ma soprattutto si scrive. Per saperne di più, venite alla presentazione di “Parole d’inchiostro”! Approfondimenti, chiacchiere, domande… e un aperitivo insieme.

Sabato 24 marzo alle 18, Associazione culturale Assisi33 (via Assisi 33 – Roma – M Furio Camillo). Ingresso gratuito.

Kureishi: il blocco dello scrittore

Filed under: citazioni,scrittura — cristinabiasini @ 17:20
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"My Beautiful Laundrette" (1985) - sceneggiatura di Hanif Kureishi

Puoi volere il controllo che la scrittura ti offre, ma può essere un’onnipotenza inebriante e disturbante. Nel mondo dell’immaginazione puoi tenere in vita certe persone e distruggere o abbassare di grado altre. Le persone possono essere trasformate in figure comiche, tragiche o insignificanti. Sono i protagonisti delle loro vite, e tu puoi renderli delle comparse. Puoi fare di te stesso un eroe, o un pazzo, o tutt’e due. L’arte può diventare vendetta, oltre che riparazione. Il che può essere un’immensa fonte di energia. Tuttavia i desideri e le voglie scatenati dalla libera immaginazione possono rendere lo scrittore timoroso e colpevole. Ci sono cose che preferiresti non sapere di pensare. Allo stesso tempo riconosci che questi pensieri sono importanti, e che non puoi andare avanti senza averli espressi. Scrivere, quindi, può assumere il senso di un’infedeltà o di un tradimento, dal momento che la penna rivela segreti che è pericoloso divulgare. Il problema con le esplorazioni o gli esperimenti non è che potresti non trovare nulla, ma che potresti trovare troppo, e troppo cambierebbe. In queste circostanze potrebbe essere più facile non scrivere nulla, o incappare in un blocco. Se siamo creature che hanno bisogno di immaginare e amano farlo, allora la domanda da fare deve essere come, perché e quando questo smette di accadere. Perché l’immaginazione è così terrificante che dobbiamo censurarla? Cosa possiamo immaginare che sia, per così dire, inimmaginabile? Un blocco protegge tutto; controlla le cose importanti, e c’è un motivo. Un blocco può funzionare come funziona la depressione, come un modo per tenere l’inaccettabile a distanza, anche mentre ti ricorda continuamente di essere lì.

Hanif Kureishi, Da dove vengono le storie? Riflessioni sulla scrittura, Bompiani, Milano 1999 [1997], trad. di Ivan Cotroneo, pp. 53-54.

28/02/2012

Parole d’inchiostro dal 29 marzo!

Filed under: parole d'inchiostro — cristinabiasini @ 15:46
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Parole d’inchiostro torna ad Assisi33 con il nuovo laboratorio “Dieci incontri per scrivere un racconto”.

Si parte il 29 marzo, ogni giovedì dalle 17,30 alle 19 per dieci settimane.

Per informazioni: 338-3378945 oppure paroledinchiostro@gmail.com.

 

19/01/2012

Il prigioniero

Filed under: I racconti del laboratorio — cristinabiasini @ 22:48
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di Ermea Ferri

Alle sei del mattino la strada che conduceva all’edificio del Dipartimento di Neuroscienze era deserta. Dall’inizio della primavera Silvia l’aveva percorsa centinaia di volte a tutte le ore del giorno e della notte, e a quell’ora l’aria era così immota che lei smetteva di respirare, come temendo di varcare un invisibile limite sacro. Il piatto profilo dell’edificio giallo spaurito spiccava sul verde brillante dell’erba umida, appena ingentilito dall’inconsueto tetto aggettante. Un vasto balcone semicircolare si protendeva nel vuoto, trattenuto da una ringhiera sottile che gli conferiva l’aspetto d’una chiatta da fiume pronta a salpare.

Parcheggiò la vecchia utilitaria grigia e mezzo diroccata nell’area sotto il balcone, volgendone il muso all’esterno. Spense il motore, si appoggiò al sedile, le mani abbandonate sulle gambe, ed inspirò profondamente le forme, i colori e i suoni che l’ampio giardino del Dipartimento offriva di sé. L’edera sempreverde, a foglie piccole e venate d’avorio, ricopriva fittamente la semplice rete di recinzione; davanti, su tutto il perimetro, l’aiuola delle rose ospitava arbusti bassi e spinosi, ora scintillanti di bacche rosse, ocra e bronzee. Tra questi, ad intervalli irregolari, pochi vecchi esemplari più alti e robusti dovevano essere i sopravvissuti di una precedente sistemazione del giardino. Erano così vigorosi che ancora producevano, a novembre inoltrato, qualche grosso fiore fucsia, così grande e pesante da ricadere sullo stelo appena dopo la schiusa del bocciolo. La vista di quelle rose pendenti procurava sempre a Silvia una sgradevole sensazione tattile; come una piccola onda che si dibatte tra i frangiflutti e non riesce più a riprendere il mare aperto, così sentiva un impulso sprigionarsi dai muscoli delle braccia e correre verso la superficie, per tornare repentinamente indietro e spegnersi sulle ossa in un fremito doloroso. Vagamente presentiva che quelle rose le somigliassero, somigliassero alla sua vita intera. Il resto del giardino era tappezzato all’inglese e mantenuto in modo impeccabile, tanto che le sedie a rotelle degli ospiti avrebbero potuto scorrere senza intralcio, se qualcuno si fosse azzardato a portarcele. (continua…)

17/01/2012

La vita segreta degli animali domestici

Filed under: I racconti del laboratorio — cristinabiasini @ 13:33
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di Deborah Wahl

Geber-El

Il sole non era ancora sorto e Geber-El indugiava ad alzarsi trattenuto dal tepore sotto le coperte. Le sue pecore già borbottavano, svegliate dal canto mattutino degli uccelli e da Ghumer, il suo cane che, non appena sentiva qualcuno muoversi in cucina, iniziava ad abbaiare affamato. Erano anni ormai che si svegliava sempre alla stessa ora e avrebbe potuto regolarci l’orologio se ne avesse avuto uno. Fu l’odore delizioso proveniente dalla cucina ad indurlo a saltare fuori dal letto.

Sceso in cucina trovò sua mamma che finiva di cuocere sul fuoco della brace la piadina di verdure. Geber-El fece un po’ di rumore e la vide sussultare e toccarsi il viso prima di girarsi e salutarlo tristemente.

“Buongiorno tesoro. Ho quasi finito il tuo pranzo” disse con tono rotto dall’emozione.

“Mamma!” gli bastò guardarla per capire a cosa stava pensando, “andrà tutto bene. Vedrai che quell’avvocato italiano riuscirà a far liberare Altan.”

“Se solo non si fosse innamorato di quella ragazza” disse girandosi di nuovo verso la brace, sentendo di non dover più fingere una serenità che non provava. “E’ stata la televisione, quei programmi occidentali, quelle assurdità sul fatto che le persone nascerebbero uguali, che i soldi cancellerebbero tutti i peccati, che gli anticoncezionali trasformerebbero le donne in uomini. Eppoi perché…?!” (continua…)

07/11/2011

Highsmith: talento e mestiere

Filed under: citazioni,scrittura — cristinabiasini @ 13:23
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Opera d'arte parietale nelle Grotte di Lascaux

Le due cose devono andare di pari passo. Il mestiere senza talento non ha gioia né sorprese, niente di originale. Il talento senza mestiere – be’, come farà il mondo ad accorgersene? [...] Tutte le arti sono una, tutti gli artisti hanno dentro uno stesso nucleo, ed è soltanto il caso a determinare se un artista diventerà musicista, pittore o scrittore. Ogni arte si basa su un desiderio di comunicare, un amore per la bellezza, un bisogno di creare ordine dal disordine. Il mio “Eureka!” a diciassette anni è stato questo: tutte le arti sono una. L’ho sentito, e ho pensato persino di aver scoperto qualcosa di nuovo, ma ho capito ben presto che era stato detto da migliaia di anni, quasi da quando l’uomo si è messo a scrivere. E immagino che venti, quarantamila anni fa, quando sono stati eseguiti i grandi dipinti di animali nelle grotte di Lascaux, un uomo o due della tribù abbiano notato una strana somiglianza di temperamento tra gli uomini che dipingevano bisonti e renne sulle pareti delle grotte e gli uomini che raccontavano le loro storie e ceravano di raggruppare intorno a sé degli ascoltatori. Gli sforzi del del narratore per perfezionare la sua arte sono andati perduti, ma il suolo delle grotte è coperto dei primi sforzi, degli schizzi d’esercizio dei pittori, su frammenti di pietra. Dovevano esercitarsi prima di riuscire a disegnare con un unico gesto del braccio e della mano il dorso di una renna.

Patricia Highsmith, Suspence. Pensare e scrivere un giallo, La Tartaruga, Milano 1986, trad. di Cagnoni & Coyaud, pp. 68-69.

23/09/2011

Simenon: scrittura commerciale e arte

Filed under: citazioni,scrittura — cristinabiasini @ 10:10
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Con questo post, Parole d’inchiostro inaugura la categoria “citazioni”: scrittrici e scrittori che parlano del loro lavoro e della loro concezione dell’arte, della creatività e della scrittura.

Georges Simenon

Definisco “commerciale” ogni opera, non solo nel campo della letteratura ma anche della musica, della pittura e della scultura – qualunque tipo di arte – che venga prodotta per un determinato pubblico o per una certa pubblicazione o per una particolare raccolta. Ovviamente ci sono diversi gradi di scrittura commerciale. Esistono cose molto scadenti e altre invece di valore. (…) Ma raramente possono essere considerate opere d’arte, perché un’opera d’arte non può essere concepita con lo scopo di accontentare un certo gruppo di lettori.

Georges Simenon, intervista rilasciata nel 1955 a Carvel Collins, in The Paris Review Interviste, vol. 3, Fandango Libri, Roma 2011, p. 39.

19/09/2011

Presentazione in libreria

Filed under: parole d'inchiostro — cristinabiasini @ 15:59

C’è ancora qualche posto disponibile per il laboratorio “Parole d’inchiostro – Dieci incontri di teoria e pratica della scrittura” organizzato da Officina GRIOT, tutti i lunedì dalle 20 alle 21, 30 a partire dal 3 ottobre.

My Moleskine - Foto di Silvia Pizzetti

Volete saperne di più? Allora venite alla presentazione che abbiamo organizzato per approfondire programma e obiettivi e rispondere a tutte le vostre domande. Ci sarà anche un piccolo aperitivo di benvenuto.

L’appuntamento è per venerdì 23 settembre alle 18,30 presso la Libreria GRIOT (via di Santa Cecilia 1A – Roma Trastevere).

Vi aspettiamo!

04/07/2011

Scrittura non creativa?

Filed under: scrittura — cristinabiasini @ 18:52
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La stele di Rosetta: lo stesso testo in due lingue (egizio e greco) e tre grafie (geroglifico, demotico e greco).

Sono convinta che la scrittura sia sempre un’attività creativa: che si tratti di saggi o poesie, manuali di istruzioni o romanzi, sceneggiature o pezzi di cronaca, traduzioni o lettere d’amore, un blog o un sms, una componente creativa c’è comunque. Quello che cambia, a seconda di cosa stiamo scrivendo, è l’eventuale presenza di una componente tecnica o di vincoli relativi ai vari generi testuali: vincoli di stile, di registro, di formato ecc. In ogni caso, quando scriviamo non mettiamo mai da parte la nostra creatività.

Per questo mi irrito sempre un po’ quando sento parlare di “scrittura creativa” in riferimento a corsi, scuole e simili in cui si insegna a scrivere racconti, romanzi o sceneggiature. Perché non chiamarla scrittura di fiction? O, meglio ancora, scrittura artistica? Non lo so. In definitiva, l’uso di questa locuzione si è ormai affermato e farei bene a rassegnarmi – con buona pace di traduttori, saggisti, giornalisti e redattori vari che si ritrovano automaticamente esiliati nella terra di nessuno di una presunta scrittura non creativa.

Eppure, al di là degli aggettivi più o meno nobili di cui le varie categorie di scrittori o aspiranti tali possono legittimamente fregiarsi, c’è una buona ragione teorica per non lasciar cadere la questione.

(continua…)

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